Non è stato solo un calciatore, è stato l'esteta del rettangolo verde. Su WikiSportStory oggi celebriamo Michel Platini, un uomo capace di vincere tre Palloni d'Oro consecutivi e di trasformare il gioco del calcio in una forma d'arte quasi poetica. Dalle umili origini a Jœuf fino alla conquista dell'Europa, ecco una monografia completa piena di segreti e curiosità.
1. Il "vizio" della sigaretta e l'ironia verso l'Avvocato
Uno degli aneddoti più celebri della storia della Juventus riguarda Michel Platini e l'Avvocato Agnelli. Platini era un noto fumatore, un'abitudine che oggi farebbe inorridire qualsiasi preparatore atletico. Una mattina, Agnelli entrò negli spogliatoi e trovò Platini intento a fumare poco prima dell'allenamento. L'Avvocato, sorpreso, gli chiese se non fosse preoccupato per i suoi polmoni. La risposta di Michel rimase nella storia: "Avvocato, l'importante è che non fumi Bonini, perché è lui che deve correre per me!".
2. Il test fallito con il Metz
Sembra incredibile, ma il giovane Platini rischiò di non diventare mai un calciatore professionista. Durante un provino con il Metz, svenne durante un test respiratorio con lo spirometro. Il medico sociale del club, con una lungimiranza discutibile, sentenziò che il ragazzo aveva un cuore debole e una capacità polmonare insufficiente per giocare a calcio. Michel non si arrese e firmò per il Nancy, dove suo padre faceva l'allenatore, dando inizio alla scalata verso il mito.
3. L'inventore delle punizioni sopra la barriera
Platini non ha solo giocato a calcio, lo ha innovato tecnicamente. Prima di lui, le punizioni erano spesso colpi di potenza. Michel perfezionò la tecnica della palla "sporca" o "a foglia morta", capace di scavalcare la barriera e scendere repentinamente. Passava ore dopo l'allenamento a calciare sopra sagome di plastica. Spesso sfidava il giovane portiere Stefano Tacconi: chi perdeva doveva pagare la cena. Si dice che Tacconi abbia offerto molti pasti in quegli anni.
4. Il numero 10 e la maglia fuori dai pantaloncini
Platini aveva un'eleganza estetica ricercata. Fu uno dei primi a sdoganare la moda della maglia portata rigorosamente fuori dai pantaloncini, un segno di distinzione e forse di leggera insofferenza verso le regole rigide. Il suo numero 10 non era solo un numero, era una dichiarazione di intenti. Quando arrivò alla Juventus nell'estate del 1982, ereditò una squadra che aveva appena vinto il Mondiale, ma divenne lui il fulcro magnetico attorno a cui ruotava tutto il gioco.
5. Un francese "italiano"
Le origini di Platini sono profondamente legate all'Italia. Suo nonno, Francesco Platini, era un muratore piemontese di Agrate Conturbia che emigrò in Francia per cercare fortuna. Michel ha sempre dichiarato di sentirsi per metà italiano, specialmente nel gusto per la buona tavola e nell'ironia sottile. Questo legame di sangue rese il suo rapporto con i tifosi della Juventus ancora più viscerale e profondo.
6. Il record pazzesco a Euro '84
Se volete capire l'impatto di Platini, guardate le statistiche dell'Europeo 1984. In sole 5 partite, Michel segnò ben 9 gol. È un record che è rimasto imbattuto per decenni. Segnò in ogni singola partita del torneo, incluse due triplette consecutive. Trascinò la Francia alla vittoria del suo primo grande trofeo internazionale, dimostrando di essere, in quel preciso momento storico, il giocatore più forte del pianeta, superiore anche a Diego Armando Maradona che stava emergendo a Napoli.
7. La protesta dell'Heysel: la foto della discordia
Esiste un'immagine che Platini ha sempre faticato a commentare: la sua esultanza dopo il gol su rigore nella tragica finale dell'Heysel nel 1985. In uno stadio dove erano morte 39 persone, molti criticarono quel gesto di gioia. Platini si difese anni dopo spiegando che ai giocatori non era stata comunicata la reale entità della tragedia e che l'ordine era stato quello di giocare per evitare ulteriori scontri. Quella coppa rimase una ferita nel suo cuore, nonostante fosse il trofeo che inseguiva da una vita.
8. La posa da "Statua" a Tokyo
Nella finale di Coppa Intercontinentale 1985 contro l'Argentinos Juniors, Platini segnò uno dei gol più belli della storia, annullato ingiustamente dall'arbitro. Invece di protestare con rabbia, Michel si sdraiò sul prato, appoggiando la testa sulla mano in una posa plastica e annoiata, quasi a voler sottolineare l'assurdità di quella decisione. Quell'immagine è diventata un'icona della sua eleganza e della sua filosofia di vita: il calcio è bellezza, e se la bellezza viene negata, non resta che l'ironia.
9. Il ritiro precoce a 32 anni
A differenza di molti campioni moderni che trascinano la carriera fino ai 40 anni, Platini decise di smettere nel 1987, a soli 32 anni. Disse: "Ho finito la benzina". Non voleva essere visto come un giocatore in declino. Voleva che la gente ricordasse solo il Platini al top della forma. Fu un addio commovente che lasciò un vuoto immenso nel cuore dei tifosi bianconeri, che per anni hanno cercato, invano, un suo degno erede.
10. La carriera da dirigente e la squalifica
Dopo il campo, Platini divenne Presidente dell'UEFA. Ha introdotto il Financial Fair Play e ha allargato gli Europei a 24 squadre. Tuttavia, la sua carriera politica si interruppe bruscamente per una controversia finanziaria con Sepp Blatter. Nonostante le battaglie legali, la sua figura rimane controversa nell'abito dirigenziale, ma assolutamente intoccabile e pura sotto il profilo squisitamente sportivo.
Michel Platini rimarrà per sempre colui che ha dato del "tu" al pallone. Un capitano, un leader, un genio. Grazie per aver seguito questa storia su WikiSportStory.